Vado in Myanmar così mi rilasso un po'

 

Confessa: avevi bisogno di una lunga pausa e al lavoro ti hanno appena accordato le tanto sospirate e meritate ferie. Così ti sei fiondato a casa e hai prenotato la vacanza che avevi già in mente da un bel po' in un tempo record di valore europeo. Volevi andare in Myanmar, ex Birmania, perché ti affascina da morire Bagan con le sue biciclette e il lago Inle con quella incredibile luce primordiale che regala pura vita ai suoi onnipresenti pescatori. Ma soprattutto, una volta per tutte, basta col traffico metropolitano che ti imbottiglia ogni giorno su una tangenziale per farti scontare l'unica colpa di avere un lavoro che ti costringe a prendere la macchina per non inscatolarti come una sardina su autobus e metropolitane. 

Perciò pronti, partenza, via! Hai preso il tuo bell'aereo e sei atterrato dopo ore e ore di volo nella capitale. Hallelujah! Hai messo il naso fuori, ti sei imboscato in un taxi perché non vedevi l'ora di scaraventarti nel tuo albergo a riposare prima di dare sfogo a quelle due o tre settimane di pura evasione ma...boom! Un ingorgo che neanche New York all'ora di punta. “Ma non è possibile!”

È possibile, fidati. Che tu ci creda o no, caro amico, il Myanmar, dopo aver vissuto quello che ha vissuto, ora ha un solo grande problema: il traffico. Automobili (ad andare bene) ridotte come catorci e autobus dalle caratteristiche improbabili intasano le vie di Naypyidaw come un tappo di cerume dopo la peggior sinusite della storia, mentre le buche nell'asfalto fanno concorrenza ad un Gruviera di qualità. E pensa un po': non ci sono motorini!

 

 

Motorino mio non ti conosco

 

Soprattutto a Yangon, la più grande e popolosa metropoli di tutto il Myanmar, i motocicli sono banditi dal solo concetto di esistenza terrena nientemeno che dal 2003. In più, ben sei comuni del centro hanno imposto severi limiti anche all'accesso di veicoli a pedali e biciclette elettriche. Se stai provando a ipotizzare un qualunque motivo più o meno plausibile per un simile disagio strappandoti capelli, barba e peli del naso, sappi che è più facile trovare il Sacro Graal. 

Secondo Channel News Asia, la ragione del divieto è molto confusa e fa avanti e indietro tra motivazioni di sicurezza stradale (?) e sostanziale guerra di classe (??!!). Se chiedi spiegazioni alla compagnia di trasporti locale (Yrta) ti viene detto che, da tempo immemore, i motociclisti, molto più degli automobilisti, non rispettavano minimamente il codice stradale

Fatto sta che tu sei ancora chiuso nel tuo taxi col guidatore pacioso e serafico (perché già lo sa, il briccone) mentre fuori è solo traffico e apocalisse. “Ma io avevo letto da qualche parte che erano state alzate le tasse sulle auto private e bloccate le importazioni”, dirai. Certo, ma forse non hai fatto i conti con il commercio clandestino. 

 

 

Sì, vabbè, ma io come faccio ad arrivare al mio albergo?!

 

Bella domanda, questa. Verrebbe da dire “a piedi” ma dipende da dove è situato il tuo albergo metropolitano. Ecco: a piedi. Quale miglior modo per girovagare liberamente tra le vie di una qualunque splendida città birmana. Per tutto il resto, nel caso, ci sono sempre i mezzi pubblici come, ad esempio – tanto per citarne uno – il Circular Train che ti porta in giro per Yangon un po' come la RER fa con Parigi (forse). 

Ad ogni modo, non sarebbe forse meglio evitarla proprio, la città? Ma sì, dai. Il Myanmar è strapieno di bellissimi e suggestivi villaggi o anfratti di natura incontaminata capaci di metterti in contatto con le più antiche tribù birmane e, soprattutto, di stimolarti un po' di sana e genuina voglia di muovere le gambe, spegnere lo smartphone (o usarlo al massimo come navigatore) e ammirare una tale meraviglia del creato. Perciò...

 

 

Vai a piedi!

 

Ti potrà sembrare strano ma è proprio così: il Myanmar è una delle più gettonate mete al mondo per praticare un bel po' di sano trekking. In molti considerano, infatti, le montagne birmane come uno dei più bei posti in cui avventurarsi nel cuore della natura più selvaggia. E non è che i più esperti parlino così a vanvera. Anzi.

Partire da Kalaw per raggiungere uno dei punti più mozzafiato dell'intero lago Inle è una tappa imperdibile per qualunque tipo di viaggiatore. Oltretutto, fare trekking in Myanmar è anche molto semplice perché non richiede chissà quale sforzo fisico. Un po’ tutti i percorsi sono quasi sempre in pianura con pochi saliscendi collinari. Proprio questa conformazione permette di godere pienamente di tutti gli scenari che incontrerai lungo il cammino. E fidati: resterai a bocca aperta per davvero. 

“Va bene, mi hai quasi convinto. Ma dove mangio e dove dormo?”. Questo sta a te. Il consiglio è: parla con la gente, conosci le persone che abitano nei villaggi e prova a farti ospitare. Di sicuro non riceverai scortesie perché proprio quello birmano è uno dei popoli più gentili, aperti e spontanei al mondo. 

Buon viaggio e buona vita birmana, allora. E non dimenticare di farci sapere come è andata. Magari spedendoci una bella cartolina!